L’Unione o il sesso degli angeli

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Linkiesta, 13 gennaio 2021

Il 15 novembre scorso, Die Welt ha riferito dell’iniziativa di membri SPD del Bundestag che riguarda la creazione di un 28esimo Esercito europeo: un Esercito europeo comune.

Contrariamente ad altri che considerano che l’«Europa della Difesa, che si riteneva impensabile, noi l’abbiamo fatta», Fritz Felgentreu e i suoi colleghi ritengono che, in quel campo, l’Europa ha ancora molto da fare e forniscono un progetto di risposta concreta. La prima qualità della loro proposta è, senza dubbio, di indicare senza ambiguità una strada che consenta all’Unione di realizzare una reale condivisione di sovranità in un campo particolarmente sensibile, quello della sicurezza comune dei 27. Il progetto propone che questo esercito sia comune e «comunitario»: in altri termini, che venga integrato nelle istituzioni dell’Unione, che sia composto di soldati europei e non di contingenti degli eserciti nazionali. Altra qualità incontestabile, secondo la proposta SPD è non solo compatibile ma complementare con un approccio della difesa dell’Europa articolato sugli eserciti nazionali e l’appartenenza alla Nato, cosi come riformulata brillantemente dalla ministra tedesca della difesa Annegret Kramp-Karrenbauer in occasione del suo recente discorso all’Università della Bundeswehr di Amburgo. Lire la suite

Fermare la guerra L’Ue promuova il riconoscimento internazionale dell’Alto Karabakh

Linkiesta, 19 ottobre 2020

Lontana dalle luci della ribalta mediatica, la guerra tra l’Azerbaigian e l’Armenia infuria. Oggetto del contenzioso è l’Alto Karabakh, territorio storicamente popolato da armeni, con il suo corteo di vittime civili e militari che continua ad aumentare. Finora l’Unione europea, i suoi stati membri, gli Stati Uniti e le altre grandi democrazie sono rimaste silenziose, oppure hanno optato per una postura da Ponzio Pilato, di comoda neutralità tra i due belligeranti.

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Pour la reconnaissance internationale du Haut Karabakh, précondition à une solution durable du conflit

La Libre, 1er novembre 2020

Loin des projecteurs, la guerre entre l’Azerbaïdjan et l’Arménie fait rage. Objet du contentieux : le Haut-Karabakh, terre historiquement peuplée d’Arméniens. Avec un cortège de victimes civiles et militaires qui ne cesse de s’alourdir. Jusqu’ici l’Union européenne, ses Etats membres, les Etats-Unis et les autres grandes démocraties sont restées silencieuses voire ont opté pour une posture ponce-pilatesque, de commode neutralité entre les deux belligérants.

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Forza Silvja !

Marco Pannella, Emma Bonino, Silvja Manzi, Olivier Dupuis, François Zimeray, Principe regente del Laos.

Laos. Conferenza stampa a Strasburgo. Copyright © Communautés Européennes 2001 – Source: EP

Sulla foto: Marco Pannella, Emma Bonino, Silvja Manzi, Olivier Dupuis, François Zimeray, S.A.R. Sauryavong Savang, principe reggente del Laos

Radicali Italiani, 29 Aprile 2019

In tempi ormai lontani qualcuno gridò: “oggi in Spagna, domani in Italia”. In tempi più recenti, alcuni decenni fa, qualcun altro gridò: “oggi a Catania, domani in Italia” e poi “oggi ad Ostia, domani a Roma”.

Non ho, ovviamente, l’autorevolezza né del primo, Rosselli, né del secondo, Pannella. Mi viene però oggi voglia di gridare a tutti gli amici e compagni radicali – a tutti: “oggi nel nord Italia, domani in Europa”. Oggi a Genova, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Trieste e ovunque nelle circoscrizioni dell’Italia nord occidentale e nord orientale, per sostenere in modo militante, chi con un contributo elettorale, chi con un giorno o una settimana di ferie, chi attraverso altri mezzi e altre relazioni, la nostra candidata per eccellenza alle prossime elezioni europee: Silvja Manzi.

E dico “nostra” non pensando a un partito o a una sigla radicale in particolare, ma “nostra” nel senso della cultura politica radicale nel suo complesso, di cui Silvja anche in questi anni così difficili, prima e dopo la morte di Pannella, è riuscita a essere un’interprete non settaria e ostile a ogni ripiegamento identitario o “clericale” di una storia che per rimanere viva deve, come tutte le cose vive, diventare sempre diversa da quella che era, nel dipanarsi dei giorni, degli anni e dei decenni… +Europa è anch’essa una manifestazione della diversità radicale, della capacità di cogliere, nelle varie fasi della storia, la chiave migliore per difendere la democrazia e lo stato di diritto dagli attacchi dei suoi nemici.

Silvja, prima come militante, poi come dirigente e tesoriere e oggi come Segretaria di Radicali Italiani, nonché come amministratrice di +Europa incarna per me e per molti di noi quella testarda e concreta voglia riformatrice e liberale dell’Italia e, anche, dell’Europa, lontana dai vaghi e vuoti manifesti “rivoluzionisti”, che fioriscono come non mai in questo periodo elettorale.

Nella sua ormai lunga vita di militante radicale, Silvja è stata anche coordinatrice della segreteria di Marco a Roma, nella sede di Torre Argentina, funzionaria presso il gruppo radicale al Consiglio regionale del Piemonte, e collaboratrice del gruppo radicale al Parlamento europeo. Ha pure passato, senza battere ciglio, un paio di settimane nelle carceri del “dolce” Laos, dopo essere stata arrestata a Vientiane per denunciare la decimazione non solo politica, ma fisica della dissidenza laotiana. Come i suoi amici cambogiani, vietnamiti, laotiani, russi, ucraini, … oltre ai suoi numerosi amici italiani, ritengo che molto potrebbe portare al Parlamento europeo, all’Unione europea e a noi tutti.

Forza Silvja !

Olivier Dupuis

(Già segretario del Partito radicale transnazionale)

 

 

Die Alternative zu den neuen Maginot-Linien: Eine gemeinsame europäische Armee.

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Strade, Am 19. März 2019, VoxEurop, Am 30. März 2019

Wir beginnen mit den folgenden Feststellungen (ohne diese hier auszuführen):

1) Der Zusammenhalt der Union ist aufgrund interner und externer Faktoren und der Verbindungen zwischen den einen und den anderen ernsthaft gefährdet;

2) Die souveränen und nationalistischen Bewegungen fungieren heute nicht nur als Auffangbehälter unterschiedlichster Sorgen und Ängste, sondern stellen ebenfalls die wichtigste innere Bedrohung dar, da sie als Katalysator beträchtlicher konservativer Kräfte agieren, die sie nutzen, um ihre Positionen und Privilegien zu sichern, die durch weitere potenzielle Fortschritte im europäischen Integrationsprozess direkt bedroht sind; Lire la suite