Sul futuro di +Europa : lettera aperta agli iscritti a Radicali Italiani

 

di Lorenzo Strick-Lievers e Olivier Dupuis 1

Milano-Bruxelles, 1 Maggio 2018

Care e cari compagni,

Dopo più di un mese di riflessioni, riteniamo doveroso fare il punto con voi sul lavoro svolto finora sul futuro Statuto di +Europa.

Questo “punto della situazione” non pretende di essere imparziale. In quanto membri del “Comitato di saggi” proposti da Radicali Italiani, abbiamo le nostre analisi della situazione politica complessiva, italiana ed europea e, conseguentemente, una visione del futuro di +Europa che intende tradurre, dal nostro punto di vista (non certo sostituendoci agli organi statutari), gli interessi profondi di Radicali Italiani e, con questi, gli interessi di molti altri cittadini. Siamo altresì consapevoli che altri possono avere analisi diverse della situazione politica e, conseguentemente, visioni diverse riguardo al futuro di +Europa e al futuro di Radicali italiani, a partire dalle scelte che si faranno su +Europa.

Per evitare dispersioni, ci sembra indispensabile circoscrivere il terreno delle opzioni sulle quali ciascun radicale dovrebbe concentrare le sue riflessioni. Secondo noi, sono tre le traduzioni possibili della risposta che si può dare al quesito “quale futuro per +Europa?”.

Lo scioglimento

La prima è quella di pensare che l’esperienza +Europa fosse essenzialmente elettorale e, che dopo il voto, questa debba considerarsi conclusa. In tal caso bisogna procedere alla chiusura, già peraltro prevista dall’attuale Statuto, nel caso in cui i soggetti fondatori, entro il 30 giugno 2018, non abbiano parere unanime sulla sua prosecuzione e non si accordino su di un nuovo Statuto.

Se, invece, si decide di andare avanti, due sono le opzioni che si confrontano.

La via confederale

Si tratta del proseguimento nella forma attuale, con una serie di modifiche allo Statuto di +Europa, ma senza toccare il nodo centrale dell’assetto vigente: la decisione all’unanimità dei soggetti fondatori (Radicali Italiani, Forza Europa e Centro Democratico). Con questa impostazione +Europa può ovviamente aprirsi ad altri e eventualmente perfino all’iscrizione diretta di singoli cittadini, senza però che a questi vengano riconosciuti diritti uguali a quelli dei tre soggetti fondatori.

Due mesi di esistenza post-elettorale in questa forma confederale sono stati, a nostro avviso, sufficienti per evidenziare i limiti di quest’approccio. La confederazione non ha eletto un portavoce né tantomeno un coordinatore, non ha prodotto un comunicato stampa, non ha organizzato nessun incontro con la stampa se non quello a ridosso delle elezioni, non ha definito una strategia parlamentare, non ha individuato iniziative comuni ai tre soggetti fondatori, non si è aperta a quelle persone – tante – che pur non provenendo da RI, da FE o da CD, hanno creduto a +Europa e si sono mobilitate durante la campagna elettorale. Con un’eccezione che conferma la regola: la decisione di costituire un comitato incaricato di redigere un progetto di nuovo Statuto. Niente di strano in tutto ciò. Anzi per noi, federalisti europei, così consapevoli di quanto le procedure all’unanimità siano state paralizzanti per la vita dell’Unione, è il contrario che sarebbe stato stranissimo.

La via federale

L’altra via (quella che è servita da guida nel lavoro di redazione di una ipotesi di Statuto federale, altre impostazioni essendo ovviamente possibili) prevede la rottura con la regola dell’unanimità e l’organizzazione di un soggetto politico nuovo con i suoi organi dirigenti “classici” (Presidente, Segretario, Tesoriere) e tre organi che traducono la sua articolazione federale. I primi due sono un Congresso e un Consiglio Federale, con attribuzioni distinte, dove le decisioni vengano prese a maggioranza e dove ciascun soggetto fondatore (e, speriamo, altri in futuro) partecipa ai processi decisionali con un peso proporzionale al numero dei propri iscritti in +Europa. Un identico criterio di rappresentanza è stabilito per gli iscritti diretti a +Europa (si tratta degli iscritti che non sono anche iscritti a RI, FE o CD). È poi prevista una Direzione dove gli organi dirigenti dei soggetti fondatori, insieme a quelli di +Europa eletti dal Congresso e a un rappresentante degli iscritti diretti, dirigono e coordinano l’attività politica, sempre in base al principio di maggioranza.

Sulla base della nostra lettura della situazione politica italiana ed europea, che forse avrete sentito nelle varie assemblee pubbliche nelle quali siamo intervenuti, anche considerando l’evoluzione del quadro politico italiano, che potrebbe portare a nuove elezioni nei prossimi mesi, riteniamo che le ragioni profonde del nostro impegno radicale ci dovrebbero portare tutti ad abbracciare con entusiasmo e con la massima diligenza la strada della federazione con “altri” – altri soggetti e altri individui, per definizione diversi da noi – per creare le condizioni della nascita di un soggetto politico nuovo, che possa prefigurare un’alternativa credibile alle forze politiche sovraniste e anti-europee che hanno oggi preso il sopravvento.

Sovranità condivisa

Come è ovvio, questa strada comporta un rischio: il fallimento del progetto politico stesso. Implica anche profondi mutamenti del modus operandidi ciascun soggetto federato e la condivisione di parti, importanti, delle attuali sovranità partitiche. Obbligherà i soggetti fondatori alla rinuncia o, almeno, a una certa prudenza per le iniziative (anche nei confronti delle altre forze politiche nazionali o europee) che possano dare il senso della sovrapposizione o della contraddizione con quelle di +Europa. Obbligherà tutti alla consapevolezza che il confronto tra posizioni eventualmente divergenti tra i soggetti fondatori dovrà avvenire innanzitutto nei luoghi istituzionali di +Europa (Direttivo, Consiglio Federale, Congresso).

Ma questo non fa venire meno la “ragione sociale” di RI o del CD o di FE. In altre parole +Europa non presuppone né implica per noi la scomparsa dei soggetti fondatori. Anzi, siamo proprio convinti del contrario, ovvero che la forza di +Europa risulterà anche dalla forza di ciascuna delle sue componenti a patto però che ciascuna di queste sappia e voglia reinventarsi, che impari a condividere il proprio pensiero, il proprio metodo e le proprie iniziative liberali, liberal-cristiane o libertarie. Se poi un soggetto federato riterrà che non ce la fa, che non si trova o non si ritrova più in +Europa, potrà sempre, come lo prevede la nostra proposta di Statuto, uscire dalla federazione.

Il Partito paneuropeo

Quanto alla dimensione paneuropea, la bozza di Statuto la prevede come orizzonte di riferimento partendo però dal principio che per diventare reale non deve essere solo proclamata, ma prefigurata da una serie di campagne e iniziative che si rivolgano anche a cittadini e, soprattutto, a forze o organizzazioni politiche di altri paesi europei, al fine di poter avviare interlocuzioni politiche e progetti sostanziali (e non mere ipotesi di accorpamento post-elettorale al PE).

Qualcosa di molto più grande di noi

Ovviamente, come dicevamo all’inizio, la nostra visione del futuro di +Europa è la traduzione della nostra lettura della situazione politica italiana, europea e mondiale. Noi siamo convinti che il cattivo vento del ripiegamento sovranista, nazionalista e razzista sia ben lontano dal placarsi, che le risposte finora date in diversi Paesi, per quanto a volte indichino correttamente la posta in gioco, non ne siano all’altezza. I dissensi recentemente verificatisi tra Francia e Germania sulla questione del rilancio del progetto europeo ne sono un esempio, purtroppo non marginale. Crediamo che fin quando non emergerà nei vari paesi dell’Unione e nell’Unione nel suo insieme una forza politica o una federazione partitica che abbia idee e proposte molto chiare su come andare avanti nel processo di integrazione, le forze sovraniste e contrarie alla democrazia liberale continueranno ad avere il sopravento con tutti i rischi connessi, senza poter escludere lo scatenarsi in tempi non biblici di nuove guerre. Pur nella piena consapevolezza della nostra e delle nostre “piccolezze”, non vediamo altra via per tentare di scongiurare questo scenario se non quella di aprirci, di creare qualcosa di molto più grande di noi e di prefigurare, a partire da noi, ciò che riteniamo necessario per la salvezza dell’Unione.

Quanto all’Italia, la necessità è quella di concepire e creare, con nuove idee, e probabilmente nuovi modi di fare politica, una forza, uno schieramento capace di essere una credibile ed efficace alternativa al peggio che avanza. + Europa non può naturalmente esserlo da sola. Ma può essere (assai più, evidentemente, delle sue singole componenti) il luogo di raccolta e di impegno comune di tante energie – persone, gruppi, realtà politiche e culturali – disponibili e interessate a operare insieme in questa direzione. A condizione, innanzi tutto, che si proponga come tale: non solo aperta a questo convergere ma impegnata in primo luogo a promuoverlo. A partire dalle sue regole e dal suo modo di organizzarsi.

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Notes:

  1. membri del Comitato di redazione dello statuto di +Europa

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